Il chiodo fisso

“Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà” (A. M. Cancellieri, Ministro dell’Interno)

Devo stare calmo. Anzi, dovrei stare calmo.
Ma come faccio?
Da quando s’è insediato questo governo, sono entrato in una specie di trance. Mi sono come distaccato, e ho dovuto farlo, come espediente di autodifesa. Non potevo fissarmi troppo sul fatto che tal governo rappresentasse la realizzazione di un incubo ricorrente, la proiezione reale di paranoie recondite. Non potevo proprio, dovevo proteggere la mia stabilità mentale. Rimanere distaccato, non farmi coinvolgere nel gioco di provocazioni.

E però questo mantra del posto fisso, di “noi italiani” che blablabla e ancora bla, è davvero insopportabile.
In generale, già leggere un incipit come “noi italiani” mi fa sbarellare. Cosa c’è di più qualunquista, di più effimero, di un inizio di frase così? So già che quasiasi concetto venga dopo non può assolutamente reggere a un’analisi oggettiva.
E me ne vado di testa.

Me ne vado di testa
perché so, come penso sappiano tutti i meridionali, che a queste latitudini non solo i piccoli paesi, ma anche le città medie  e grandi sono vuote. Vanno tutti via, i giovani. Quasi sempre in direzione nord-nord ovest. Partono per studiare, e non tornano più. Lo svuotamento si nota in maniera imbarazzante alla fine di ogni periodo festivo, Natale e Pasqua soprattutto, ché sono le feste più lunghe. Forse nelle città più grandi si rende un po’ meno evidente, ma nei paesi e nelle città medie e piccole è lampante da anni.
Nei gruppi di ragazzi, la frase “tanto ora finiscono le feste e rimaniamo di nuovo solo noi qui” è ricorrente come le stesse festività.

Me ne vado di testa perché so che in Italia un numero impressionante di persone ha parenti sparsi per il mondo, emigrati da tanti anni, ma anche recentemente, e non certo per stare vicino a mamma e papà. Al limite per mandare soldi anche a mamma e papà.

E me ne vado di testa quando vedo un’opinione diventare una verità assoluta: che vuol dire “siamo fermi al posto fisso”? Perché fermi? Voglio dire, dove è scritto che il futuro si debba legare esclusivamente alla mobilità lavorativa? E cosa c’è di male nel voler rimanere vicini ai propri genitori, che nel frattempo invecchiano e prima o poi avranno bisogno di supporto?

“Il mondo sta cambiando”
(E. Fornero): non è esatto, il mondo lo state cambiando voi neoliberisti secondo la vostra dottrina, e noi siamo la materia prima al vostro servizio.

P.s.: oggi Robert Nesta Marley avrebbe compiuto 67 anni. Nel 1977 registra l’album Exodus, che contiene il brano Guiltiness, un atto d’accusa diretto a coloro che lavoravano per cambiare il mondo per farlo diventare quello di oggi. I lavori sono ancora in corso.

The Adobe Flash Player is required for video playback.
Get the latest Flash Player or Watch this video on YouTube.

Socialismo Virtuale

Share on Tumblr

Frankezze a tema

  • Martina

    Concordo sostanzialmente su tutto quel che affermi, Frank. Ma. Se c’è una cosa che mi manda il sangue al cervello più dei neoliberisti tirati fuori dalla campana di vetro delle università private per insegnare a noi poveri come si campa, è un certo tipo di italiani. Nello specifico, quelli che anche 20-30 anni fa “poverino, è dovuto andare fin lì per trovare lavoro”. Anche quando il posto fisso c’era e le pensioni non erano in discussione erano pochissimi quelli che cercavano di evadere, anche solo temporaneamente, da province asfittiche che non erano in grado di dare risposte alle nuove generazioni. Con la conseguenza che le cose non sono cambiate e che ora si trova costretto a muoversi anche chi vent’anni fa se ne sarebbe rimasto volentieri a vivere almeno sullo stesso pianerottolo dei genitori.